La memoria è tesoro e custode di tutte le cose
Marco Tullio Cicerone
La memoria è un’arte molto affascinante che l’uomo inconsciamente utilizza fin dall’alba dei tempi, anche se non per quello che pensiamo noi oggi. Questo è anche ovvio: immaginate di vivere al tempo dell’Homo Erectus oppure dell’uomo Neanderthalensis, non è importante per voi sapere informazioni inutili per la sopravvivenza, ma conoscere il percorso dal fiume alla grotta, la zona dove vi erano le bacche o cibo e come raggiungerli. Capite molto bene che in questo caso una memoria volatile non era utile perché quel percorso dal fiume alla grotta dovevano ricordarselo molto bene. Per farvi un esempio, ognuno di noi da piccolo ha inconsciamente imparato la mappa della propria casa per potersi orientare al meglio, tanto che potrei scommettere che il 95% di noi può camminare per casa a occhi chiusi. Questa memoria che ognuno di noi dà per scontata è chiamata memoria spaziale, non penso che ci sia da spiegare il perché di tale nome. Questo tipo di memoria è uno dei più potenti e tutti l’abbiamo utilizzata anche senza volerlo. Però col passare dell’età quasi tutti ci dimentichiamo della sua esistenza e man mano ne riduciamo l’utilizzo al minimo indispensabile.
Uno dei più grandi oratori della storia romana, però, Marco Tullio Cicerone, ne parla nel suo De Oratore, dove spiega su carta l’applicazione di questa tipologia di memoria. La tecnica di cui parla Cicerone è la stessa che usò Simonide di Ceo e dagli atleti di memoria che la utilizzavano per imparare enormi numeri, decine di mazzi e decine di date in qualche manciata di minuti ed è nota come “metodo dei loci”, oggi più conosciuta come PALAZZO DELLA MEMORIA.
Quella del Palazzo è una tecnica antica, ma sempre e comunque solidissima, ma come funziona?
Il concetto di base è molto semplice: prendiamo un luogo che conosciamo molto bene: la nostra casa, per esempio. Qui dobbiamo identificare un percorso che passi in tutte le stanze in un unico modo e in cui immaginiamo i mobili come per esempio in salotto il divano, il frigo, il tavolo e quattro sedie, il camino. Fin qui è tutto semplice perché tutti sappiamo l’esatta posizione delle stanze e dell’arredo, ma ora è il momento di utilizzarli per memorizzare. Pensiamo di entrare nel salotto e girare la testa in senso orario: vediamo prima il divano, poi il frigo, poi il tavolo, poi le sedie e infine il camino. Così abbiamo stabilito un ordine che ci aiuterà enormemente a memorizzare le informazioni.
Ora abbiamo 5 “loci” e ci servono 5 parole o informazioni da memorizzare. Poniamo di dover memorizzare 5 tragedie di Shakespeare:
- Tito Andronico
- Romeo e Giulietta
- Giulio Cesare
- Amleto
- Troilo e Cressida
Ora dobbiamo creare immagini strane, emotive e dinamiche che ci permettano di ricordare le opere: entrate nel salotto e vedete che sul vostro divano c’è un bullo di nome Tito che sta giocando con il vostro drone ma non lo sa controllare e così l’oggetto finisce per colpire il suo occhio. Ora vedete Tito che sta urlando dal dolore. Ora vi girate e pensate di avere fame così andate verso il frigo, ma ci sono due cadaveri: sono i vostri amici Romeo e Giulietta che hanno mangiato un panino al tonno, nutella e mortadella! Che schifo! Ma quel che vi fa più schifo è la loro bava che vi bagna i piedi e sentite i brividi per la schiena. Cercate di andarvene da lì, ma vi va di male in peggio, perché c’è un uomo con una miriade di coltelli infilzati nel corpo disteso sul tavolo che sputa sangue e vi dice: “BRUTO, BRUTO!”. È Giulio Cesare. Cercate di scappare, ma urtate la sedia e cadete a terra. Davanti a voi c’è un amuleto con l’immagine di una persona che sapete essere morta. Vi vengono i brividi perché sembra una sua foto in casa vostra. Vi alzate, correte verso il camino per fuggire da quell’orribile esperienza. Ecco che davanti al camino vedete un troll che si scalda e che porta sulla schiena una clessidra circa il doppio di lui: è Troilo con Cressida. Sembra esausto, vecchio, rugoso e quasi in fin di vita, perché la sabbia nella clessidra sta per finire e gli rimangono pochi secondi.
Se avete seguito la storia, capite che il Palazzo della memoria è una tecnica potente perché personale. Io ho utilizzato immagini che per me hanno un impatto maggiore, ma voi avreste dovuto pensare diversamente: ognuno ha la possibilità di creare scenari personali, ma ricordatevi che devono essere dinamici, emotivi e soprattutto strani, perché è solo così che rimangono più impressi.
Poi procedete ponendovi delle domande e tentando di rispondere, chiudendo però prima gli occhi e ripensando al vostro percorso. Proviamo?
- Chi è che guida il vostro drone?
- Qual è la prima opera?
- Cosa hanno mangiato Romeo e Giulia?
- Chi c’era sul tavolo?
- Cosa avete visto dopo esser caduti sul pavimento?
- Chi si stava scaldando vicino al vostro camino?
Se avete risposto correttamente ad almeno 5 delle domande allora congratulazioni, siete appena riusciti a creare e usare il vostro primo Palazzo della memoria. Se invece avete risposto male a tre o quattro domande, allora ripassate il vostro viaggio.
Molte delle persone pensano, specialmente all’inizio, che sia un metodo complicato e lungo, ma non è così. Questa può essere la prima impressione, perché le immagini non sono vostre e non vi sono vicine, in realtà basta cercare cose semplici e divertenti per la propria persona. Esso è infatti un esercizio basilare, i campioni di memoria utilizzano il Palazzo, ma integrando altre tecniche, come il Link-Method (P.A.V.) e la conversione fonetica (per trasformare numeri e formule in immagini) così possono utilizzare un solo loco, come ad esempio il tavolo, per memorizzare tutte le tragedie di Shakespeare.
La memoria è un mondo tutto da esplorare e la memorizzazione è un’arte che richiede innanzitutto impegno personale e lavoro duro, ma riuscire a memorizzare un mazzo di carte in 5 minuti o una lista di parole casuali in pochi minuti può essere veramente soddisfacente, per questo rinnovo il mio invito a provarci.
Goodbye! Ma’a as-salaama! Arrivederci! Au Revoir! Adios! Namaste!
