Il denominatore comune del disagio contemporaneo – dipendenza tecnologica, anoressia, bulimia,
tossicomania, dipendenze patologiche in generale – è, a nostro giudizio, una fatica oggettiva del desiderio,
uno spegnimento del desiderio. La depressione dilaga, è una patologia che investe le giovani generazioni. La fatica di desiderare ha come suo effetto la depressione. È accaduta una metamorfosi individuale e sociale.
Secondo Freud non possiamo parlare del mentale individuale, ma la psicologia è sociale, la dimensione della mancanza da cui scaturisce l’esperienza del desiderio, di cui è fatto l’essere umano, ha subito una
metamorfosi ed è divenuta “vuoto”. La mancanza si è trasformata in vuoto. Chi ha trasformato la
mancanza in vuoto? Dello spegnimento del desiderio il responsabile è il “discorso del capitalista”, che
sostiene che la vita umana trovi la sua soddisfazione nel consumo dell’oggetto, il consumo dell’oggetto è
quanto può guarire l’uomo dalla sua mancanza. Siamo in un periodo in cui il nuovo oggetto viene presentato come soluzione al dolore di esistere; tutti questi oggetti che il mercato offre non producono mai soddisfazione, ma sempre nuovi vuoti e il mito che la soddisfazione è sempre nel nuovo, il totalitarismo dell’oggetto, come ciò che svuota. Questo è il tempo dell’eclissi del desiderio. Nel caso dell’anoressia, ha un rapporto di dipendenza con il corpo umano, in quello del ragazzino dipendente da tecnologia il soggetto ha un rapporto di dipendenza con dispositivi inanimati. I sintomi sono espressione dell’anti-amore, legami con partner inumani,
l’oggetto che prende il posto del partner umano. Questa è una delle conseguenze del “discorso capitalista”. Ciascuno di noi fa esperienza dell’incontro con l’altro sesso, è un luogo di turbolenza, la dipendenza dell’oggetto previene l’abbandono, è un antidolorifico, qualcosa che anestetizza le emozioni; una delle
ragioni per cui l’anoressia si innesca per via di una cattiva iniziazione al discorso d’amore. Al centro abbiamo la dipendenza della sostanza come tentativo di trattare l’angoscia, che scaturisce dalla dipendenza dall’altro. Intanto bisogna rendere possibile la cura, abbattere le tariffe. L’operazione della cura consiste nel restituire attenzione alle parole, e all’ascolto, staccare il soggetto dell’oggetto. Non si
guarisce né con il sapere né con la volontà, ma con il transfert, che ha la finalità di separare il soggetto
dall’oggetto.
