Passeggiando per i campi adiacenti a Via di Bettarello, nei pressi di Roccastrada, ci si potrà imbattere in un tipico agriturismo maremmano, “Il Bettarello” , circondato da un bosco di lecci che contribuisce alla creazione di un’atmosfera rilassata e romantica. Addentrandosi nel bosco, una voragine si aprirà nel suolo, per rivelare un’antica meraviglia, nascosta agli occhi del mondo, che nel suo mistero e nella sua singolarità ci dimostra come guardandosi intorno più attentamente, anche se per poco, le meraviglie che il mondo ci cela sono innumerevoli.
La cripta di Giugnano, nascosta sotto il suolo, è una delle poche tracce rimanenti di un imponente complesso monastico dedicato a S. Salvatore di Giugnano, del quale le origini possono essere collocate intorno al IX secolo circa. Questo unico reperto prende, forse un po’ troppo, alla lettera l’etimologia della parola che lo nomina. Cripta deriva infatti dal latino crypta , a sua volta proveniente dal verbo greco krypto, che tradotto in italiano significa nascondere, rifugiare.
E’ infatti difficoltoso scorgere questa meraviglia, particolarmente se non se ne è a conoscenza, poiché la voragine che permette di accedervi, oltre ad essere approssimativamente stretta, sembra confondersi con la natura circostante, ricoperta dal fogliame e dal sottobosco. Un piccolo cartello, logorato dagli eventi atmosferici e dal tempo, porta una breve descrizione dell’opera per chi dovesse imbattersi nella cripta.
Sembrerebbe inaccessibile, se una scoscesa e arrugginita scaletta non permettesse di addentrarsi nella cripta, per poter osservare e scoprire al meglio le sue meraviglie. Scese le scalette, trovandosi ormai a circa 2 metri sottoterra, la semplice ma affascinante struttura, susciterà in chiunque un’inevitabile stupore bambinesco. La cripta ha una base rettangolare conclusa da una grande abside, divisa in tre navate da quattro sostegni: colonne rudemente ma particolarmente decorate sovrastate da una semplice copertura voltata. Possiamo così attribuire lo stile e la realizzazione al primo romanico.
Ciò che però salta all’occhio è la trascuratezza con cui, tale stupefacente realizzazione, sia stata conservata nel corso dei secoli. Nessun tipo di recinzione per proteggerla da eventuali danni provocati dall’uomo o da animali, residui di affreschi che se curati nel dettaglio avrebbero potuto rivelare uniche rappresentazioni e rimanenti materiali lavorativi risalenti alle vecchie restaurazioni che hanno salvato la cripta dallo svanire per sempre.
Grazie alla sua agevolata posizione infatti, la cripta è riuscita a mantenersi quasi totalmente integra, conservando per sempre la memoria di una realtà molto più complessa che la circondava. Infatti sul suolo sovrastante si trovano i pochi e deturpati resti di quelle che potrebbero sembrare le mura del monastero corrispondente. Ciò allude a una realtà molto viva al disopra della cripta, che probabilmente si evolveva nei dintorni del complesso monastico, ma che purtroppo ha avuto un destino differente rispetto alla superstite cripta e non ci è potuto arrivare.
Purtroppo nota a pochi questa è solo una delle tantissime e sconosciute realizzazioni che ci circondano. Spesso cancellate dal tempo, dalla negligenza dell’uomo e dalla poca attenzione che prestiamo a ciò che ci circonda, perché nella splendida Maremma, aprendo un po’ gli occhi le meraviglie saranno all’ordine del giorno.
