Orientamento, imprenditorialità, empowerment: intervista ai ragazzi di EMproject

Ipse Dixit ha avuto l’occasione di intervistare Elia Marchini e Karan Gurung, ex studenti del Polo Liceale Pietro Aldi, menti creatrici di EMproject.

Karan Gurung e Elia Marchini

Quando è nato il progetto, di cosa tratta e quali sono i vostri obiettivi?

Il progetto per come è strutturato oggi, con gli obiettivi che ci siamo prefissati è nato da pochi mesi, più o meno settembre. L’idea invece ci accompagna da più tempo, sono due, tre anni che lavoriamo per creare un servizio vicino agli studenti, per quanto riguarda un orientamento post diploma. Gli obiettivi sono quelli di fornire informazioni e strumenti ai giovani, in modo che abbiano la possibilità di acquisire in autonomia una maggiore consapevolezza dei futuri percorsi formativi, di come sta evolvendo il mondo universitario e del lavoro, di quali possono essere le figure professionali che si andranno a delineare e di tutte quelle informazioni che possono tornare utili per scavare all’interno della propria persona. 

Il progetto si occupa sia di un aspetto più pratico e tecnico, riguardante le scelte che si possono fare per il proprio futuro formativo,  sia di un percorso di riflessione sul singolo, in modo che possa prendere atto delle proprie potenzialità e metterne a frutto tutte le caratteristiche e le peculiarità che ognuno di noi ha come individuo. 

Nella recente impostazione del progetto è presente anche il vostro profilo Instagram, con il quale vi rivolgete ad un pubblico mediatico. Che tipo di contenuti condividete? Vorreste rivolgervi anche ad un altro tipo di pubblico, avendo poi la possibilità di creare degli incontri?

Su Instagram i contenuti principali sui quali lavoriamo sono quelli più generici e ampi, che possono andare dall’ approfondimento di ciò che è la leadership, lo storytelling, la failosophy, l’autostima, tutti quegli aspetti del potenziale umano. Avremmo anche in mente di iniziare a condividere qualche video prodotto da noi, per iniziare a farci vedere ancora di più. 

Però siamo molto poliedrici, non è solo Instagram il nostro canale. Dietro c’è un lavoro di contatto umano, crediamo nella possibilità di partecipare a eventi dal vivo, come assemblee d’istituto o open day. Fare incontri dal vivo è sicuramente il nostro obiettivo primario. Nella nostra visione più ampia c’è la possibilità di creare delle live, dei podcast, dei veri e propri laboratori all’interno delle scuole con dei professionisti e poter creare un sito web.

Questo è ciò su cui stiamo lavorando per il futuro.

Quindi questi sono i vostri progetti futuri, ma, spostandoci nel presente, c’è una collaborazione che avete intrapreso, quella con l’ITS eat (Istituto Tecnico Superiore Eccellenza Agroalimentare Toscana). Cosa prevede questa collaborazione?

Credo sia carino raccontare brevemente l’aneddoto di come abbiamo iniziato questa collaborazione. Abbiamo semplicemente preso il numero di telefono, alzato la cornetta e chiamato la direttrice, spiegandole il nostro desiderio di lavorare nelle scuole per far conoscere una realtà purtroppo sconosciuta e vittima di pregiudizi, che è quella del percorso formativo dell’ITS. Subito è rimasta entusiasta e abbiamo fissato una riunione dal vivo.

Il nostro ruolo all’interno dell’ITS, durante gli open day è quello di portare con una comunicazione nuova, più fresca, giovane e efficace quello che è il percorso formativo proposto. 

Avete fatto presente il vostro desiderio di far conoscere una realtà sconosciuta e poco considerata, cioè il mondo universitario. Com’è l’approccio a questo mondo? Noi studenti che non conosciamo nel dettaglio questa realtà cosa potremmo fare per non essere completamente disorientati?

Sicuramente quando si inizia a parlare di università, chi si sente maggiormente colpito sono, in gerarchia, quinta, quarta, terza, mentre la seconda e la prima non ci pensano affatto. E’ invece un percorso che inizia fin dal primo anno, nel quale è fondamentale mettersi già alla ricerca e porsi delle domande (“Chi voglio essere?”, “Cosa voglio diventare?”, “Chi sono?”). Un percorso di ricerca che ci porta a fare una scelta, non sempre giusta, però consapevole.

Il consiglio è iniziare a lavorare in anticipo, già all’inizio della quarta, iniziare a essere curiosi su quelli che sono i vari percorsi e sui test di ammissione. Da lì iniziare a capire quali sono gli sbocchi professionali. Sicuramente è fondamentale giocare d’anticipo e essere curioso, non fermarsi all’apparenza ma scavare e cercare quello che ci piace. 

Anche noi in questo periodo siamo stati colpiti nell’ambito dell’adattamento. È mancato e continua a mancare l’aspetto fondamentale dell’università, non tanto ciò che uno studia, ma tutto quello che c’è intorno, l’aspetto più sociale, C’è stato una sorta di senso di mutilazione, è venuta a mancare tutta quella parte di disorientamento e scoperta legata al luogo fisico, all’entrare nella sede universitaria,  a conoscere la città, ambientandosi. Una parte molto importante che è stata quasi completamente assente. 

I contenuti che condividete possono quindi essere utili anche ai ragazzi di prima, seconda e terza?

L’obiettivo del nostro progetto è l’orientamento, ma c’è anche l’autoimprenditorialità e l’empowerment, due caratteristiche fondamentali di cui farne tesoro a qualsiasi età della nostra vita, in particolare in un’età giovane che va dalla prima alla quinta. 

I nostri contenuti riguardano tutti. Non vogliamo soltanto diffondere informazioni su cosa fare dopo, ma anche su quello che si può fare ora. Vogliamo trasmettere questa voglia di vivere l’ambiente scolastico non passivamente , non seguendo solo i programmi ministeriali con le rincorse a perdifiato per interrogazioni e compiti, ma intraprendendo progetti di valore, dando una praticità ad eventi (come giornalino o peer education). Contesti in cui si impara a mettere in pratica le cose che si apprendono sui banchi, si impara a vivere, ad apprendere meccanismi che non ci insegnano, a crescere singolarmente e con gli altri.

Volete aggiungere altro?

Vorremmo fare un discorso a te che in questo momento non sei solo Carolina, ma rappresenti tutti gli studenti delle superiori. Voi che siete lo specchio di ciò che eravamo noi quattro anni fa, abbiate tanto coraggio di alzare la testa, di non aver paura di dire ciò che non va bene, ciò che volete cambiare e di non temere di fare, di tentare portando qualcosa che arricchisca l’ambiente scolastico. Sana competizione, crescita personale, lavoro di squadra, tutte cose che se una persona inserisce in questa età riesce a formarsi in maniera ampia e completa. 

Questo è il nostro invito: a non aver paura e a provare.

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