Link: il futuro della neuroscienza

Elon Musk, uno degli uomini più ricchi al mondo, è ormai globalmente conosciuto per essere il fondatore di Tesla, l’azienda che si occupa della fabbricazione delle ben note automobili elettriche che portano il nome del marchio.

Elon Musk è però anche il fondatore, insieme a Max Hodak, neuroscienziato ormai ex-presidente della compagnia, di Neuralink, un gruppo di ricercatori e scienziati – a loro dire “incredibilmente talentuosi” e che “celebrano le diversità degli altri impiegati” – finalizzato a creare un sistema BMI.

No, non un indice di massa corporea, bensì un’ “interfaccia cervello-macchina”, conosciuta in italiano col nome di interfaccia neurale, cioè un mezzo di comunicazione tra il nostro cervello e un dispositivo, come un cellulare o un computer.

Neuralink sta infatti mettendo a punto un dispositivo elettronico chiamato Link, un impianto cerebrale in scala micro capace di collegare, come già accennato, il cervello con un computer.

Bello, ma a cosa serve? Beh, lo scopo del Link è quello di aiutare le persone con problemi neurologici, paralisi o con altri malfunzionamenti motori ad utilizzare un computer senza l’uso del corpo, o addirittura a reinserire nel loro cervello le informazioni adatte a recuperare, per esempio, il senso del tatto.

Ciò come avviene? Bisogna innanzitutto comprendere come funziona il cervello. Per compiere, per esempio, un certo movimento, i nostri neuroni si spediscono a vicenda e ricevono segnali grazie a delle connessioni chiamate sinapsi. Quando queste connessioni ricevono lo stimolo dell’azione che vogliamo compiere, mandano dei neurotrasmettitori, minuscole molecole, al neurone. Quando a quest’ultimo arriva la giusta combinazione di molecole, è pronto a far cominciare l’azione. Il Link è costituito da un primo corpo da cui partono molteplici fili – ben milleventiquattro! – che terminano ciascuno con un elettrodo, un conduttore elettrico. Gli elettrodi del Link si vanno a posizionare tra i neuroni e ne carpiscono gli stimoli per le diverse azioni. Attraverso poi l’app Neuralink – ancora non rilasciata, ma in fase di programmazione – o semplicemente la connessione Bluetooth, è così possibile utilizzare un dispositivo elettronico senza nemmeno doverlo sfiorare.

Com’è possibile installare così tanti minuscoli fili all’interno del cervello di una persona? Non è impossibile persino per il chirurgo più esperto? In effetti è così, ed è per questo che Neuralink sta costruendo pure un robot capace di inserire efficientemente gli elettrodi, opportunamente dotati di strati non corrosivi e durevoli nel tempo, nelle aree del cervello adatte, il tutto attraverso un buco nel cranio di appena 23 millimetri. Inoltre gli esperti stanno lavorando affinché l’operazione possa aver luogo senza dover porre sotto anestesia il paziente.

Insomma, sembra che tutto sia già stato deciso, tutto programmato nei minimi dettagli, e che basti solo attuare il “piano” per raggiungere dei risultati concreti.

In realtà non è così.

Certo, sono stati fatti già esperimenti su degli animali – e  in questo modo Neuralink si è aizzato contro la furia e il malcontento di tutti coloro che sono contro i test su di essi – che hanno avuto successo, ma dopo anni di promesse non rispettate e aspettative non raggiunte, ancora non c’è stato alcun esperimento sugli umani e il marchio sta perdendo consensi, e ne sta però allo stesso tempo ottenendo altri – dopotutto i milioni e milioni di dollari che usa per il progetto non sono messi a disposizione solo da Musk – .

Inoltre il Link non ha ancora ottenuto l’approvazione dell’FDA, cioè l’amministrazione statunitense che si occupa dei prodotti alimentari e farmaceutici negli Stati Uniti, e finché non la otterrà non vedremo in commercio il prodotto.

Cosa ci riserverà Neuralink per quest’anno? Quali saranno i prossimi passi a venir fatti?

Beh, in ogni caso, ecco a voi Link, il futuro della neuroscienza.

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