Quando la verità ha un prezzo

I giornalisti sono costantemente chiamati a riscoprire la deontologia che è l’insieme delle regole morali di una determinata professione e la ricetta completa per svolgere con professionalià e indipendenza questo mestiere, sono tenuti a denunciare qualsiasi tipo di azione impedisca loro di raccontare la realtà.

Questa professione è sempre oggetto di scarsa tutela, sottoposta a rischi di intolleranza e aggressività, specialmente quando vengono testimoniati fatti con lo scopo di denunciare criminali o attività illecite. Parlare di mafia, corruzione, reati finanziari e crimine organizzato, ha un costo per i giornalisti professionisti, un costo che spesso è direttamente proporzionale a quanto la singola notizia risulti sgradita alle grandi organizzazioni criminali o a grandi reti economiche. Per questa ragione alcuni giornalisti sono obbligati a vivere giorno e notte sotto la protezione della polizia; tra i tanti casi possiamo prendere come esempio quelli di Daphne Caruana Galizia, che fu uccisa a Malta nell’Ottobre del 2017 in seguito all’esplosione di una bomba posizionata sotto la sua macchina, oppure l’omicidio di Jan Kuciak, ucciso da un’arma da fuoco mentre si trovava a casa. Infatti tutti e due i giornalisti si erano interessati ad alcune attività della mafia italiana. Da questi avvenimenti si può ben capire che svolgere il lavoro di giornalista d’inchiesta non è facile, inoltre, secondo alcuni dati, la situazione di sicurezza dei giornalisti italiani è molto più precaria rispetto a quella di altri colleghi di altri Stati. Il caso più famoso e che creò più scalpore fu quello dell’italiana Ilaria Alpi; uccisa il 20 Marzo del 1994 a Mogadiscio. La giornalista aveva scoperto infatti un traffico di armi e rifiuti tossici che aveva visto complici anche i servizi segreti italiani e istituzioni italiane, coinvolti direttamente in scambi illegali con alcuni paesi africani. La giornalista fu trovata uccisa presso l’ambasciata italiana poco distante dall’hotel in cui alloggiava; i depistaggi durante le indagini furono numerosi, e alla fine non si riuscì mai a scoprire con precisione in che maniera il delitto fu compiuto, e tantomeni da chi. Possiamo affermare quindi che la criminalità organizzata non si ferma davanti a niente pur di ridurre al silenzio i giornalisti che indagano per far luce sui loro piani e traffici.

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