DCA E FESTE NATALIZIE: intervista a chi ci è passato

SOS disturbi del comportamento alimentare: 800 180969

Intervista a chi ci è passato…

In questo articolo intervistiamo Bianca Lazzari, studentessa alle scuole superiori, che ha sofferto di Disturbi del Comportamento Alimentare e che, con la sua personale esperienza, ci aiuterà a capire come si finisce e come si esce dal circolo vizioso in cui il malsano rapporto con l’alimentazione si auto-alimenta (con un gioco di parole) fino all’esasperazione

L’altro ieri scorrevo le storie Instagram quando ad un certo punto vedo la tua, Bianca, in cui cercavi di aiutare i soggetti affetti da disturbi del comportamento alimentare, suggerendo come gestire il senso di inadeguatezza legato alle feste natalizie. In tutta onestà non avevo mai pensato alle feste come una criticità, però sono tante, in effetti, in questo periodo, le occasioni per imbandire la tavola. Come viene quindi avvertito quello che dovrebbe essere un momento di felicità quando il rapporto col cibo non è sano?

Chi ha un disturbo alimentare di tipo restrittivo tende a tenere sotto controllo tutto ciò che riguarda il cibo, io per esempio cercavo di cucinare sempre da me, così da poter tenere sotto controllo i metodi di cottura, le calorie degli alimenti, stavo attenta che il calore non facesse friggere l’olio, evitavo i grassi e così via. Il problema delle feste sorge in parte dal fatto che spesso non sei a casa tua a mangiare, non c’è modo per cui tu possa avere dunque questo tipo di controllo e pertanto non sei rilassata. Inoltre c’è tutto il momento di convivialità con la famiglia ed i vari parenti: persone che ti guardano nel piatto, commentano e tu avverti quello stress. A volte si crea una situazione paradossale per cui loro credono di fare un commento positivo che invece ti ferisce. Mi ricordo, a tal proposito, di quando mia nonna a Natale mi ha detto: “wow come stai meglio”, relativamente alla mia forma fisica, che a me è suonato come un campanello d’allarme, mi è parso un “wow guarda quanto peso stai prendendo”, quando non era così ovviamente. Oltre a combattere col cibo, sotto le feste, si è quindi costretti a combattere con le relazioni.

Parli al passato perché hai intrapreso un percorso riabilitativo. In merito a ciò vorrei chiederti come si prende coscienza della patologia, dove si trova il coraggio di intraprendere un percorso contro tali disturbi, quali sono le difficoltà iniziali e quanta è invece quella che immagino essere la soddisfazione successiva.

Vedi, io ho avuto la grande fortuna di essere seguita dalla mia famiglia, di avere il supporto delle mie amiche e di essermene accorta abbastanza presto. Non siamo intervenuti immediatamente ad essere sinceri, non almeno fin quando ad inizio estate non ho perso 6 chili di peso in sole due settimane. A quel punto allora abbiamo trovato la forza di prendere la situazione in mano. In realtà chi soffre si dice avere una “duplice vista”, cioè guarda a se stessa in maniera molto più critica. Il percorso riabilitativo poi è lungo, io tuttora non sono del tutto guarita, però bisogna avere fiducia nel processo: pian piano si riacquista sicurezza, si instaurano nuovamente i rapporti (solitamente perduti) con le persone accanto. Lo scalino principale direi essere all’inizio, quello è il punto critico, io ho avuto la fortuna di avere attorno persone che mi seguivano e capivano: nel periodo iniziale di guarigione per esempio facevano come dicevo io, cucinavano come mi faceva sentire meglio.

I Disturbi del Comportamento Alimentare, che vengono poi raccolti sotto l’acronimo DCA, sono davvero tanti e a volte anche “contrari”, mi vengono per esempio in mente la vigoressia (che prevede un controllo malato, rigido e metodico sull’alimentazione e l’allenamento in vista di una forma fisica “perfetta”) ed invece la bulimia (che, al contrario, è sregolatezza). Sono abbastanza ignorante in materia, sapresti in qualche modo darmi uno spaccato di cosa è considerato DCA?

Allora, sì, i DCA sono tantissimi ed estremamente vari. Interessano sia a livello fisico che mentale. Per fare solo alcuni esempi: esiste l’ortoressia, che comporta un eccessivo esercizio fisico ed eccessiva attenzione all’alimentazione e che, come le vigoressia di cui hai parlato, è caratterizzata da una mania per la propria forma fisica e la massima prestazione fisica (il desiderio costante è quello di un corpo magro e muscoloso); la bulimia nervosa (nella categoria dei binge eating disorders), che invece è la totale mancanza di controllo ed è caratterizzata da digiuni estremi, poi abbuffate, esercizio fisico estremo, vomito autoindotto, ricorso all’uso di lassativi… Per un periodo io ho sofferto proprio di bulimia nervosa ed è forse uno dei disturbi peggiori, pensa che il vomito autoindotto porta alla perdita di enzimi, causando problemi al cuore e facendone risentire lo stomaco. Oltretutto non funziona, infatti espelle solo il 20% di quanto si è ingerito. Un altro esempio, e forse il più conosciuto, è l’anoressia. Io ho sofferto del tipo restrittivo, che consiste nell’eliminazione dalla propria dieta di determinati principi attivi in maniera definitiva o per un certo periodo. Esiste poi, questa non la conoscevo e quando l’ho appresa ne sono rimasta io stessa colpita, la drunkoressia. Come si intuisce dal nome chi ne è affetto mangia in maniera molto ristretta o addirittura si astiene dal mangiare per un periodo di tempo e poi ricorre ad un eccessivo uso di alcol. Difatti il periodo precedente al consumo di alcol, che è una sostanza altamente calorica, è utilizzato dal drunkoressico per bilanciare l’apporto calorico finale. 

Prendendo come esempio l’anoressia, spesso si attribuisce la causa di questo disturbo alle eccessive immagini di modelle magre e dai corpi perfetti. Secondo te l’anoressica (uso il femminile solo per una generale maggior diffusione  tra i soggetti femminili che maschili, ma il problema può naturalmente interessare anche gli uomini) cade nel disturbo perché desidera apparire magra, collimare con un ideale di bellezza o in realtà mira a sparire, cancellarsi dal mondo?

Per quella che è la mia esperienza e per i racconti sentiti dalle ragazze che come me ne hanno sofferto di solito il disturbo non parte come un “vorrei scomparire”. Più comune è invece che ci sia la volontà di arrivare ad un modello di perfezione, spesso, tra l’altro, queste patologie prendono il sopravvento a seguito di un evento traumatico, e tutte queste cose confluiscono in un processo che può dare come prodotto quello che dicevi tu circa il voler sparire, però non direi che l’evento scatenante sia quello. La mia storia coi DCA inizia ad esempio quando si assenta dalla mia vita una persona a me molto cara. È questo l’evento traumatico che mi ha fatto cadere nei disturbi del comportamento alimentare. Che nascano questi problemi a causa di un impulso, non è poi così strano io credo;  spesso sono infatti caratterizzati da azioni esse stesse impulsive o connessi ad altre patologie sempre contraddistinte da questo aspetto dell’impulsività. Non è raro infatti che chi soffre di DCA, come effetto o come causa, possa soffrire anche di altri disturbi, anzi si crea una situazione di forza tra le due patologie che si sostengono a vicenda. Mi è stato raccontato di molte persone depresse che sono cadute nei DCA perché la depressione stessa li portava ad avere lo stomaco chiuso, al volersi ferire, al volersi fare del male. Dall’evento scatenante nasce poi quel senso di potenza che tu hai nell’avere il controllo sul fisico, finendo per volerne sempre di più e aggravando progressivamente il problema che hai.

Il nome dei DCA porta in sé il termine “alimentare”, tuttavia presumo che il disturbo legato all’alimentazione si porti dietro a catena una serie di influenze su altri aspetti della giornata. Lo abbiamo già accennato, però come effettivamente si vive, come viene limitata la quotidianità e come questa costante attenzione influisce?

La costanza dell’attenzione di cui parli va ad impattare tantissimo sulla vita di una persona. Mi ricordo dovevo essere io a prenotare i ristoranti, che ci andassimo in famiglia o con gli amici, perché dovevo sapere come cucinavo, quante calorie avrei mangiato, dovevo prepararmi mentalmente in anticipo che quel giorno avrei mangiato in quel posto. Non va sottovalutato che a braccetto con i disturbi del comportamento alimentare va anche una forma di perfezionismo. Quest’ambizione ti crea la voglia di fare tutto: ti alleni un sacco, vuoi avere nove di media, ogni cosa che fai la devi fare bene, ma non hai il tempo nell’arco della giornata e soprattutto non hai il carburante, le energie (ossia il cibo) per farlo, perché tu stessa te ne sei privata. Il perfezionismo ha poi un’altra conseguenza significativa. Molte persone con DCA, ma questo discorso è estendibile a molte che si fanno male in genere, evitano di chiedere aiuto, perché ciò sarebbe una perdita di controllo. Ho due amiche che per due anni non hanno mai chiesto aiuto, sarebbe infatti stato un momento di défaillance. C’è una fase della vita di chi soffre di DCA chiamata “luna di miele”, una fase di rifiuto in cui sembra che tutto stia andando per il meglio e tu ne sei davvero convinto, ma in realtà stai solo preparando il campo ad una serie di limitazioni alla tua vita sociale. È inevitabile che pian piano andrai a perdere la socialità, le stesse persone intorno a te pian piano si allontaneranno perché naturalmente non è semplice stare vicini a persone che controllano continuamente come stanno fisicamente, che si toccano le gambe, si paragonano agli altri per valutare se qualcosa su di sé non va, chiedono approvazione sul loro peso. Ciò crea tutto un velo attorno, finisce la luna di miele e quindi pian piano la tua vita va a deteriorarsi. Il vedere che si sta perdendo la vita sociale, che ci si controlla e valuta incessantemente sono alcuni campanelli d’allarme. Io ho chiesto aiuto quando non vedevo più un corpo bello, ma uno ormai non sano (ad esempio la pratica del “chewing and spitting”, ossia masticare e poi sputare il cibo senza ingerirlo, deteriora i denti e arriva a provocare l’ulcera). Mi è servita, ad essere onesta, anche una prova per certi versi concreta prima di chiedere veramente aiuto. Prova che è arrivata quando un giorno sono finita ad ostruire le tubature di casa con il vomito autoindotto, a quel punto mi sono detta “basta”. 

Prima di concludere vorrei quindi chiederti, visto che purtroppo è piuttosto frequente che, soprattutto gli adolescenti, soffrano di DCA, quali sono dei segnali che il comportamento che si sta prendendo è un comportamento che verte verso questi disturbi, qual è il limite, a tuo parere, che sta tra un’attenzione alla corretta alimentazione ed un inizio di disturbo del comportamento alimentare?

Direi, naturalmente, quando la condotta inizia a diventare troppo ossessiva. Quando vedete una persona che si tocca il corpo, che si guarda troppo allo specchio, che perde troppo peso in poco tempo è lì che deve suonare il campanello di allarme, sia nel soggetto stesso che in chi lo circonda. Effettivamente sempre più persone la hanno, e la miglior cosa che bisogna fare è intervenire subito. Altri segnali si riscontrano quando si vede che una ragazza o un ragazzo mangia molto lentamente, tende a sminuzzare il cibo, lasciandolo nel piatto, usa un’app per contare le calorie, già questi iniziano ad essere comportamenti che dovrebbero sicuramente alzare il livello di guardia in chi gli sta attorno. Terrei, infine, a sensibilizzare circa cosa significhi entrare nel circolo vizioso dei DCA: la pelle ed i denti diventano giallognoli, le labbra si spezzano, le unghie si rompono, i capelli vanno via a mazzette, il corpo va in amenorrea, il muscolo si deteriora, si è soggetti a picchi di umore, si arriva a soffrire di osteoporosi già a sedici anni. In conclusione, non riesco ad individuare una vera e propria soglia proprio perché la questione è degenerativa. La perdita di peso drastica, per esempio, si ha da un giorno all’altro, io appunto l’ho riscontrata in due settimane, però è necessario agire tempestivamente nonostante la difficoltà nell’avere una chiara percezione di cosa sia ossessione e cosa misurato controllo.

SOS disturbi del comportamento alimentare: 800 180969

Leggi altro di IpseDixit:

Stranger Things Ahead

“Sono sul viaggio della curiosità e ho bisogno che le mie pagaie viaggino il più velocemente possibile” Dustin Handerson – Stranger Things È così che questo articolo comincia, con un tributo a una delle serie tv più conosciute di sempre, che proprio in questi giorni sta portando a termine il suo “viaggio” condividendo con noi…

L’universo in versi

Il primo genere che ha avuto dignità letteraria nella storia è stata la poesia; da allora, l’uomo ha sempre creduto che questo tipo di componimento potesse eternare pensieri, parole, sentimenti, storie, personaggi e anime. Nulla che fosse in versi avrebbe ceduto al tempo, alla morte. È quindi divenuta, nel lontano passato, veicolo di insegnamenti, sentimenti,…

Juche, dove inizia la fine di un Paese

Per addentrarsi a capire l’ideologia nordcoreana bisogna innanzitutto riconoscere Juche, concetto nato e imposto da Kim Il-Sung, fondatore della Corea del Nord e primo leader del DPRK (Democratic People’s Republic of Korea). Juche, tradotto come “autosufficienza”, può essere spezzato in tre idee fondamentali: ⁃ indipendenza politica: nessun altro paese può interferire nella politica nordcoreana; ⁃…

Lascia un commento