Intervista a Behnaz Jahed
Behnaz Jahed è una giovane ragazza afghana, laureata in scienze politiche. Ha lavorato come assistente legale in diverse organizzazioni per i diritti umani, tra queste l’ACSFO (Afghanistan Civil Society Forum Organization) e l’ AIHRC (Afghanistan Independent Human Rights Commission).
Ipse Dixit ha avuto la possibilità di intervistarla, per via telematica e di ascoltare la sua storia. L’obiettivo della condivisione di quest’intervista è quello di illustrare con un’esperienza diretta ciò che sta accadendo in Afghanistan. Soltanto conoscendo è possibile trovare una soluzione e riuscire a dare il nostro contributo per aiutare queste persone. Non è solamente ciò che si vede in televisione; ci sono voci e storie che necessitano di essere ascoltate.
Come sei diventata attivista per i diritti umani?
Ci sono diverse ragioni per cui ho deciso di intraprendere questa strada. Prima tra queste è che mio padre è stato un attivista. Mio padre era una persona istruita e questo è ciò che mi ha sempre ricordato: “Tu sei una donna, sei una ragazza e sei la nuova generazione, il futuro dell’Afghanistan. Le persone istruite devono aiutare gli altri. Se ne hai le capacità, aiuta le persone del tuo Paese”.
Ho studiato scienze politiche e dunque ho imparato molte cose riguardo leggi, diritti e costituzione. Questo studio mi ha motivato a informare e utilizzare le mie conoscenze per difendere i diritti delle persone in Afghanistan, soprattutto di donne e bambini che rappresentano le maggiori vittime, in qualsiasi periodo storico, delle guerre e del terrorismo.
Dopo essermi laureata ho iniziato il volontariato nell’Afghanistan Independent Human Rights Commission. Questo lavoro mi ha stimolato ad operarmi per gli altri.
Quindi la prima motivazione arriva da mio padre, si rafforza con lo studio e poi con il lavoro.
Per quanto riguarda le organizzazioni in cui hai lavorato, qual era era il tuo ruolo?
In queste organizzazioni ho lavorato come assistente legale nella difesa dei diritti delle donne. Nell’Afghanistan Civil Society Forum Organization il mio ruolo principale era gestire i casi riguardanti violenze sulle donne e inoltre potevo recarmi nei loro villaggi per aiutarle.
Ogni mese scrivevo rapporti e registri inerenti questi casi. Spesso eravamo intervistati in televisione o in radio, per riportare il numero e le tipologie dei dati registrati.
Parlando d’altro, com’era una tua tipica giornata in Afghanistan? C’erano delle cose che avresti voluto fare, ma non potevi?
Impiegavo molto del mio tempo nel lavoro, dalla mattina alla sera.
Una cosa molto difficile per me era essere realmente considerata. L’Afghanistan è un paese molto tradizionalista. Infatti, quando mi spostavo per lavoro, andando dalle donne che chiedevano aiuto, dovevo essere molto cauta perchè se mi avessero scoperta o se avessi dichiarato apertamente cosa stessi facendo, sarei potuta essere cacciata o uccisa.
Inoltre un’altro concetto che tra le persone afghane è molto diffuso è l’idea che i diritti umani e le libertà non appartengono al nostro Paese, ma siano di esclusiva pertinenza di paesi occidentali. Quindi non potevo essere considerata tra persone che condividono questo pensiero.
Cosa ti aspetti e speri dal vivere in Italia?
Spero che il governo italiano possa aiutarci e supportarci. Vorrei inoltre migliorare le mie conoscenze riguardo i diritti umani. Infatti studierò Diritti Umaniin questo Paese. Continuerò ad istruirmi ed ampliare la mia conoscenza, perché la conoscenza è la cosa più importante, soprattutto in un Paese come l’Afghanistan.
Hai parlato più volte di istruzione e studio, quanto è importante per te studiare, soprattutto la storia?
La conoscenza è una luce in un luogo buio, con la quale è possibile trovare la propria strada. Senza lo studio e l’istruzione non puoi trovare questa strada, la strada migliore e definitiva.
Studiare la storia è come guardare un film in televisione, capiamo quello che sta succedendo, vediamo gli errori che stanno commettendo i vari personaggi e in questo modo evitiamo di commetterli di nuovo. L’istruzione e la storia sono fondamentali per non ripetere gli stessi errori. E due mesi fa in Afghanistan si è ripetuto ciò che era già accaduto nella storia e gli effetti adesso sono evidenti.
In Italia le ragazze studiano tanto quanto i ragazzi, spesso sono più brave. La maggior parte di queste studia le materie umanistiche e sociali più di quelle scientifiche. In Afghanistan è lo stesso?
No, non è lo stesso in Afghanistan. Principalmente le donne studiano materie scientifiche e mediche o umanistiche e sociali. Possono quindi diventare dottori o maestre. Essere una di queste cose è la maggiore ambizione per una donna afghana.
Speri di tornare in Afghanistan?
Ovviamente sì, vorrei tornare in Afghanistan. In Italia mi sono già organizzata per approfondire i miei studi, ma desidero tornare indietro per aiutare le altre persone grazie alle mie conoscenze e capacità. Voglio tornare, certamente.
Cosa potremmo fare noi per te e cosa vorresti che facessimo per l’Afghanistan?
Vorrei che le persone italiane aiutassero gli afghani creando una voce forte e grande contro il terrorismo, la violenza e la guerra e che dicessero al governo italiano e alle altre nazioni di non accettare il governo terrorista dei talebani. Create questa grande voce. In questa situazione la vostra voce è molto importante.
Concludo riportando ciò che Behnaz mi ha detto al termine del nostro colloquio, perché queste parole possano sensibilizzare al problema e far riflettere.
“Tu sei una giovane ragazza e come te ci sono tantissime giovani ragazze in Afghanistan che vivono una situazione molto difficile dall’arrivo dei talebani. Migliaia di ragazze afghane devono fare ciò che viene imposto loro. È veramente difficile adesso per una donna andare all’università, permettersi l’istruzione, trovare un lavoro. E tu, giovane ragazza italiana, sei una voce che può aiutarci. Credimi che questo è molto importante per aiutare queste persone e per supportarci. Grazie per quest’intervista”.
