Vi è mai capitato di pensare che noi umani facciamo delle cose assurde? Non è assurdo che per divertirci un po’ abbiamo bisogno di andare in un parco dove ci sparano a centinaia di metri di altezza e non ci bastino le cose richieste dalla vita di tutti i giorni?
Un animale nel corso della sua vita si dedica a due attività principali: nutrirsi e riprodursi. E rischia per raggiungere questi obiettivi. All’uomo non basta, forse proprio perché non rischia più. L’uomo ha bisogno di sentirsi vivo e per questo spesso si spinge verso attività pericolose, perché è solo in quell’attimo sospeso fra la vita e la morte, col fiato trattenuto, quasi volando, che effettivamente percepisce di esistere, e una volta sperimentato questo tipo di sensazione, è difficile non ricercarla continuamente, sapendo che l’unico modo per avere contezza dell’essere reali, per non pensare più. L’uomo non si accontenta di sopravvivere, l’uomo ha bisogno di sentire. Ha bisogno di quel vuoto nella pancia che si crea quando stai facendo qualcosa che va oltre i confini della normalità e spesso lo trova con l’alcol o con lo sballo. Ma c’è una droga, forse meno conosciuta come tale, ma altrettanto potente, di cui molti di noi non riescono a fare a meno e che pur di essere raggiunta, ci mette di fronte a dei rischi che siamo disposti ad assumerci, se questo significa percepirci in vita davvero: è l’adrenalina.
L’adrenalina è un ormone e neurotrasmettitore liberato dal sistema nervoso centrale a seguito della stimolazione del sistema nervoso simpatico, che si occupa delle reazioni di fuga o attacco. Essa è secreta dal surrene in caso di forti emozioni, prime fra tutte la paura e un’intensa attività fisica. Il suo rilascio, a livello fisico, causa una serie di effetti per l’adattamento allo stress e la reazione allo stimolo di pericolo, quali la dilatazione delle pupille e l’accomodazione per la visione lontana che ci rendono più vigili, la dilatazione dei bronchi, l’aumento della frequenza cardiaca, il rilassamento dei muscoli gastrointestinali e la deviazione del flusso sanguigno verso i muscoli, il fegato, il miocardio e il cervello. Il suo compito è perciò quello di prepararci ad affrontare una difficoltà nel miglior modo possibile con il massimo della nostra lucidità e della nostra potenza, generando anche una sorta di piacere, benessere ed euforia, dovuti al conseguente rilascio di dopamina, l’ormone della ricompensa, una volta superato il rischio. Ciò ci induce a ricercare questo genere di situazioni.

Questa è la logica che sta dietro ai parchi divertimento moderni o agli sport estremi, che ci permettono di provare certi tipi di sensazioni e che ad oggi sono comunissimi e in gran parte accettati. Montagne russe, bungee jumping, paracadutismo, parkour, motosport sono tutte attività che oggi possiamo svolgere allo scopo di provare a superare i nostri limiti. Andare oltre i confini di ciò che ci rende umani (volare, andare a velocità altissime, sopravvivere a circostanze rischiose), ci permette di esperire un istante in cui siamo al confine fra la vita e la morte, in cui viene meno il pensiero e si ritorna agli istinti primitivi, a vedere, a sentire, a provare in una maniera diversa, più bestiale, ma che ci consente di comprendere che effettivamente esistiamo. Il rischio ci rende vivi. L’adrenalina ci permette di accorgercene. Il passo dalla semplice ricerca alla dipendenza è breve, però, e molti preferirebbero mettere a repentaglio la loro vita, piuttosto che rinunciare a quei momenti in cui ci riappropriamo del nostro corpo e della nostra mente. In una realtà come quella odierna, in cui sin dalla nascita la nostra vita è scandita da una serie di percorsi precostituiti dalla società e la libertà di scelta sulla propria esistenza appare nulla, ci sembra possibile riprenderla in mano solo quando spingiamo al limite e rischiamo di perderla.
Si vive di più andando cinque minuti al massimo su una moto come questa, di quanto non faccia certa gente in una vita intera.
Marco Simoncelli
