Siamo veramente sicuri che le nostre scelte dipendano veramente da noi o c’è qualcosa o qualcuno che ci influenza nel prenderle?
Basti prendere in considerazione la scelta del cibo, il consumismo infatti spinge a rianimare i nostri impulsi primari e la nostra parte emotiva nella direzione favorevole al venditore di turno. Haldous Huxley disse:”Essere schiavi della parte animale è la libertà del XXI secolo”, i rappresentanti della nostra cultura direbbero infatti che chiunque è libero di scegliere se assecondare o meno tale impulso primario. In parte è vero, questa libertà però è da considerarsi virtuale in quanto si presenta nel momento in cui l’individuo non è diventato tale, affrancandosi da ciò che lo condiziona fino a determinarlo. Chi non segue la massa spesso viene considerato come un errore di sistema, come una pecora nera.
Il termine “pecora nera” viene spesso utilizzato nel contesto familiare come ad indicare un cercatore di percorsi diversi e di emancipazione dall’albero genealogico, che va dunque contro le abitudini e le credenze del focolare domestico. Questo fenomeno si può riscontrare spesso nel periodo adolescenziale, periodo nel quale prevale la litigiosità e il desiderio di indipendenza.
Essere una pecora nera non è facile, occorre avere una ferma posizione sociale, un obbiettivo e anche un pizzico di ribellione. Dato che oggi prendiamo in considerazione tutto in termini di costi e benefici, è chiaro che essere una pecora nera comporterebbe molta fatica. Chi è disposto veramente a prendersi una croce così pesante sulle spalle? È molto più tranquillizzante lasciar fare tutto ad un pastore, credere che ci sia qualcosa fuori dal recinto valicabile solo se il pastore ce lo consente. L’obiettivo di ogni pecora nera è uscire dall’uniformità del gregge; preservare la propria unicità senza che il gregge la accusi e la consideri un errore. La pecora nera è una piccola rivoluzionaria che non impone una scelta al gregge ma rende se stessa un’alternativa.
È strano come un essere così tranquillo e allo stesso tempo rivoluzionario venga considerato nella cultura di massa come una deviazione o una qualche tendenza diabolica. Ciò probabilmente dipende dal fatto che ogni individuo tende ad accanirsi sull’aspetto esteriore e non sull’essenza interiore. Una psiche dunque divisa, frammentaria che può riprodurre solo un mondo in frammenti. Per comprendere ogni aspetto occorre essere un tutt’uno con se stessi o si rischia di perdere l’aspetto che più ci contraddistingue, l’umanità.
“Chi crede di essere libero inganna se stesso. Siamo alla disumanizzazione dell’uomo, alla liberazione dall’uomo, non dell’uomo”( A. Dugin).
Cos’è meglio allora? Mantenersi comodi nel nostro bel recinto con i pasti serviti e un pastore che comodamente ci dice dove andare a pascolare e quando rientrare, oppure rinunciare alle comodità effimere, approfondire la propria singolarità, cercare la propria strada e faticare? Questo cerca ogni pecora nera. Non hanno bisogno di cercare un centro di gravità, sono loro stesse il loro centro di gravità; non hanno bisogno di un’entità superiore in cui credere, sono loro le loro divinità. Sono pecore solitarie che combattono nel presente per costruirsi un futuro.
“È facile tornare con le tante stanche pecore bianche. Scusate non mi lego a questa schiera: morrò pecora nera” (Francesco Guccini).
Di Andrei Pavel
