Una volta Rick disse:
“Ascolta Morty, mi dispiace deluderti ma quello che chiamano amore, è solo una reazione chimica che fa accoppiare gli animali. Colpisce duro, Morty, e poi lentamente si spegne…”
Rick and Morty
L’amore non è una scelta, questo è un dato di fatto, ma per quale motivo gli esseri umani provano questo sentimento?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo analizzare la parte scientifica e quella psicologica dell’essere umano.
Secondo la scienza esistono tre fasi che permettono all’essere umano di innamorarsi: l’infatuazione, nella quale si prova attrazione fisica grazie alla dopamina rilasciata dal mesencefalo.
Il secondo stadio è l’attrazione, nella quale vengono rilasciate noradrenalina e feniletilammina, altri due neurotrasmettitori che provocano frequentemente insonnia, picchi o cali di energia e riduzione dell’appetito, queste fanno si che un amore materiale diventi un amore mentale e fisico.
La fase finale è l’attaccamento, nella quale vengono liberati degli ormoni come l’ossitocina che ci porta a prenderci cura dell’altro e a sentirsi protetti col esso.

Passando al lato sentimentale, che dipende dal cervello dell’essere umano, il pensiero di molti psicologi, come Sternberg, è correlato a queste tre fasi in quanto si divide a sua volta nello stesso numero di stadi chiamati: intimità, passione e decisione-impegno.
L’intimità riguarda i sentimenti di condivisione, confidenza e affinità e porta a prendersi cura l’uno dell’altro. Secondo la scienza possiamo ritrovarla nella fase dell’attaccamento.
La passione, il secondo stadio, coinvolge tutta la sfera della fisicità, comparabile all’infatuazione per la scienza.
La decisione-impegno riguarda sia un aspetto a breve termine, ovvero quello della decisione di amare, sia un aspetto a lungo termine, ovvero l’impegno e la responsabilità di mantenere nel tempo una relazione; tali aspetti possono andare di pari passo o essere disgiunti.
Questo stato è differente dall’attrazione, terza fase per la scienza, l’unica fase con cui è rimasto da fare un collegamento, poiché il concetto di mantenere una relazione è una questione mentale che non viene spronata da reazioni chimiche come ormoni e neurotrasmettitori.
“La passione è rapida a svilupparsi e rapida a svanire. L’intimità si sviluppa più lentamente, e l’impegno ancora più gradualmente.”
Sternberg
Sempre secondo la psicologia, solitamente in amore cercchiamo un partner che abbia caratteristiche fisiche che in qualche modo risultino familiari, per poter scrutare e identificare qualcuno anche se non lo si conosce, oppure ci adattiamo a regole sociali per il timore dell’opinione pubblica.
Questo ideale spesso risulta più adatto a noi secondo dei costrutti sociali e mentali che molto spesso ci siamo creati sotto l’influenza della società che impone stereotipi su entrambi i sessi.
Pensandoci bene, alla fine l’amore ci dà l’effetto di una droga, questa è una cosa detta e ridetta ma probabilmente è la verità proprio per via delle reazioni chimiche spiegate dalla scienza: quando stiamo, sopratutto le prime volte, con la persona che amiamo ci sentiamo carichi di adrenalina e stiamo bene nella maggior parte dei casi, quando questa persona non c’è ne sentiamo la mancanza, e piano piano si finisce con l’essere tristi e stare male per l’assenza di tale individuo.
Quindi per voi cos’è l’amore: chimica o cervello?
