BREONNA TAYLOR: sorgono nuovi dubbi

Si torna a parlare di Breonna Taylor, infermiera-paramedico afroamericana di Louisville, vittima, il 13 marzo 2020, di un’irruzione della polizia metropolitana locale conclusasi con la sua uccisione. 

Durante le proteste BLM dell’estate scorsa iniziate per il caso Floyd in molti protestarono anche in nome della 26enne uccisa a Louisville e pochi giorni fa l’avvocato della famiglia Taylor avrebbe sostenuto la presenza di importanti video effettuati dalle bodycams della polizia tenuti nascosti agli inquirenti.

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I fatti

È passata la mezzanotte, Breonna e Kenneth, compagno della donna, dormono. Lui sente dei rumori insoliti, chiede agli ignoti di identificarsi: non vi è alcuna risposta. Prende l’arma che detiene legalmente per andare a controllare, ma la porta viene sfondata ed irrompono tre uomini armati. Temendo una rapina spara un colpo alla gamba di uno degli uomini per autodifesa. Uno dei tre urla “agente a terra” e vengono sparati circa 20 colpi da parte di coloro che si capirà in seguito essere poliziotti, 8 dei quali crivellano Breonna, non tutti sparati da posizioni con visuale pulita sull’obiettivo. Kenneth, allora, chiama i soccorsi chiedendo aiuto per ferite d’arma da fuoco inflitte alla sua compagna da un gruppo armato entrato in casa. Al momento, è infatti ancora ignaro di chi abbia di fronte. In seguito, l’uomo viene arrestato per tentato omicidio ai danni di un agente di polizia. Verrà poi scriminato.

La tesi della non identificabilità dei soggetti armati, smentita dalla polizia, che ha sostenuto di essersi palesata come tale prima di irrompere, è invece stata confermata dai vicini che hanno attestato l’assenza di uniformi e affermato di non aver sentito nessuno bussare o presentarsi come pubblico ufficiale. Questo sarebbe dovuto al fatto che quello deliberato dal giudice era un no-knock warrant, ossia un mandato di perquisizione privo d’obbligo di bussare alla porta prima dell’irruzione. Una tipologia di mandato più volte sottoposta alla Corte Suprema per via delle vittime mietute nel tempo e che, se aggiunto alla presenza di agenti in borghese, entra in forte conflitto col Secondo Emendamento statunitense. Questo garantirebbe infatti il diritto di possedere un’arma, nato per la difesa dei territori, delle case e delle famiglie. 

Il perché dei fatti

La motivazione dell’irruzione ai fini di una perquisizione sarebbe da attribuirsi ad una vecchia storia di Breonna con un presunto spacciatore, sul quale incombeva un mandato d’arresto. La polizia pensava che nella casa della ex fidanzata potesse nascondersi il ricercato o alcune prove schiaccianti, motivo di concessione della perquisizione. 

Gli errori

Deve, tuttavia, esservi stato un enorme difetto di comunicazione, poiché, in effetti, l’ex compagno di Breonna era già stato arrestato in altro luogo ore prima del violento blitz. Un’altra domanda emersa nel tempo è perché la polizia abbia aspettato tanto: il giudice avrebbe firmato il mandato a mezzogiorno e la perquisizione sarebbe avvenuta, dunque, più di dodici ore più tardi, insolito per un no-knock warrant, che sarebbe da concedersi per gravi casi e da attuarsi quindi velocemente per timore di distruzione di prove o fuga dei soggetti. Perché, allora, scegliere una tale tipologia di perquisizione ed attuarla solo nella notte?

Un ulteriore grave errore da parte della polizia sarebbe l’assenza di bodycams (telecamere poste sulle pettorine degli agenti per testimoniare l’intera operazione), ormai obbligatorie negli Stati Uniti. I filmati, in un caso  simile, sarebbero stati molto d’aiuto, viste le discordanze nelle testimonianze: la polizia sostenne di essersi identificata prima di bussare sebbene non fosse tenuta, mentre Kenneth, come i vicini, lo ha negato, aggiungendo di non avere nulla da nascondere (nell’abitazione non è stato trovato alcun elemento cercato dalla polizia) e che avrebbe senz’altro aperto lui stesso agli agenti.

Le novità

Proprio riguardo questi video, in un commento rilasciato pochi giorni fa alla NBC News, l’avvocato dei Tayor, Sam Aguiar, denuncia di non aver ricevuto il materiale probatorio, che aveva richiesto alla polizia, proveniente dalle bodycams, che sarebbero apparentemente state in realtà fornite ai tre agenti coinvolti nell’irruzione.  Inizialmente la polizia aveva infatti dichiarato che la divisione impiegata nel mandato non indossava bodycams, in contraddizione con una foto scattata quella notte ritraente Cosgrove, uno dei tre agenti, con indosso la pettorina per la telecamera; questi ha successivamente sostenuto l’assenza tuttavia del dispositivo di registrazione. 

L’avvocato Aguiar aggiunge inoltre che ritiene improbabile che le telecamere non si siano mai attivate automaticamente vista la presenza di un meccanismo deputato a ciò che accende il dispositivo in presenza di barre luminose della polizia in funzione.

Dichiara quindi che “sono state presentate al pubblico informazioni sbagliate circa l’uso delle bodycams” e conclude sostenendo che “i querelanti e il pubblico hanno il diritto senza compromessi di sapere dalla LMPD Axon Cameras se esistono filmati non divulgati di bodycams, o se esistevano altrimenti in precedenza, che si riferiscono agli eventi che circondano la morte di Breonna Taylor”

Tante sono le incertezze, quel che rimane certo, in questo triste avvenimento, è che Breonna, totalmente estranea al commercio di stupefacenti, è rimasta uccisa in un blitz effettuato da quella polizia tanto accusata nel corso delle manifestazioni Black Lives Matter dell’ultimo periodo.

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