Boris Pasternak, nella giornata del 30 maggio 1960, morì nei dintorni di Peredelkino. Ieri veniva celebrato l’anniversario della sua morte.
Boris Pasternak fu l’autore del noto libro il “Dottor Zivago”, opera che, nel periodo della dominazione del comunismo estremista di Stalin, non riuscì a pubblicare a causa di leggi secondo le quali non si potevano raccontare al mondo intero gli orrori della Rivoluzione d’Ottobre: le persecuzioni sui menscevichi ,sulla famiglia reale e delle pene di morti imposte a chi dava loro la guerra e venivano anche imprigionati nei gulag.
Boris, stanco di queste leggi, provò in tutti modi a divulgare il proprio libro e le proprie poesie, fin quando alla fine l’URSS cedette alle sue richieste e nel 1957 arrivò in Italia, grazie a una casa editrice bibliotecaria, la Giangiacomo Feltrinelli Editore, giudicato anche dal notevole critico letterario Francesco Bruno. Nel 1958 fu premiato con il Nobel alla Letteratura, tanto che la CIA dovette prendere “Il dottor Zivago” in lingua russa, come riconoscimento per il premio. L’URSS però dava ancora problemi, così dopo pochi giorni confiscò tutte le sue proprietà. Poi si trasferì a Peredelkino, dove 2 anni più tardi morirà. Sarà alla fine il figlio a dover andare al posto suo a ritirare il Nobel.
Boris era anche un grande artista, filosofo e poeta. Per ricordare la scomparsa dell’omonimo scrittore, nel ‘65 fu girato un film di grande successo sulla sua opera narrativa novecentesca. Per commemorarlo, riportiamo una sua famosa frase: “L’arte è nell’erba e bisogna avere l’umiltà di chinarsi e raccoglierla”.
Il romanzo narra le vicende di un medico russo, il dottor Jurij Andreevic Zivago partendo dalla sua adolescenza e parallelamente da quella della sua futura moglie Tonya Gromeko sullo sfondo della rivolta del 1905.Dopo gli anni della prima gioventù, la storia prosegue, alternando immagini della guerra e della Rivoluzione del 1917, con il matrimonio del dottore e la fuga della coppia dalla Rivoluzione in Siberia. Qui, il dottore, obbligato a una certa inattività, comincia a frequentare le biblioteche locali dove incontra Larisa Antipova (che aveva già conosciuto come crocerossina durante la guerra, quando il marito di lei era disperso sul fronte). I due diventano amanti, ma Zivago (uomo sostanzialmente debole) vive con un sentimento contrastante questa relazione, amando ancora la moglie. Decide così di confessare tutto alla consorte, ma viene aggregato di forza – prima di poterlo fare – da un gruppo di partigiani rossi capitanato proprio da Pavel Antipov (marito di Larisa) che combatte contro i distaccamenti “bianchi”. Zivago scoprirà questa identità solo più tardi perché Antipov si fa chiamare Strelnikov.Dopo qualche mese Zivago, finalmente libero, può tornare a Mosca, ma nel frattempo la sua famiglia è stata espulsa in quanto anti-sovietica e vive a Parigi. Trovato un lavoro come medico, Zivago che convive con la figlia del suo ex portinaio, Marina Capova .Sperà di riuscire a far rientrare i suoi cari o partire egli stesso per la Francia. Negli stessi mesi Tonja Zivago sta combattendo dal suo esilio per ottenere il visto di rientro in patria. Ma quando ci riuscirà sarà troppo tardi: Zivago sarà già morto d’infarto.
