“Come stai?” è quel genere di domanda che ti fanno tutti quando non ci si vede da un po’, quasi come saluto, e a cui difficilmente rispondiamo con sincerità. Sembra la più banale del mondo, ma a volte potrebbe cambiare le cose, se solo chi la chiede fosse realmente interessato e chi risponde disposto a parlarne. Il più delle volte è seguito da un “bene, dai”, ma quante persone giurerebbero che quel “bene” sia la verità?
C’è un particolare periodo della vita, che è l’adolescenza, in cui questa domanda è posta veramente poco, in cui si dà per scontato che sia tutto a posto, perché siamo giovani, abbiamo la vita davanti e possiamo fare mille cose e spesso a darci per scontati sono proprio gli adulti, nonostante abbiano vissuto tutto questo prima di noi, ma davvero hanno dimenticato e si sono convinti che questo momento della vita sia così semplice? Secondo l’OMS, dal 10 al 20% dei ragazzi nel mondo soffrono di disturbi neuropsichiatrici e queste patologie sono diventate la seconda causa principale del suicidio fra i 15 e i 29 anni. Da una ricerca del 2018 sembra che in Italia il numero di emergenze psichiatriche infantili siano in costante aumento, con un incremento della richiesta di servizi trasversali del 7% ogni anno. Da una parte il dato potrebbe essere letto in maniera incoraggiante, perché questo significa che più giovani adesso riescono a chiedere aiuto, mentre fino a qualche anno fa sarebbe stato impensabile, dal momento che anche solo andare dallo psicologo sembrava una cosa per pazzi, ma purtroppo parlarne rimane ancora troppo frequentemente un tabù.
I disturbi più frequenti durante l’adolescenza
- Depressione e distimia: la depressione è un disturbo psichiatrico che non influenza solo la sfera emotiva, ma a lungo andare anche quella fisica, e può essere causata da fattori genetici, biologici o psicologici e sociali e si manifesta sotto sintomi che variano a seconda della gravità e della forma depressiva, ma i cui principali sono umore basso o triste, frustrazione, scarso interesse nello svolgere qualsiasi attività (anche quelle che prima erano gradite), bassa autostima e concentrazione, mancanza o aumento di appetito, insonnia o astenia e debolezza. La distimia somiglia ad essa nei sintomi, ma a differenza della depressione ha una persistenza più lunga, bensì più lieve.
- Disturbo d’ansia: è un fenomeno caratterizzato da un continuo stato ansioso, i cui principali sintomi sono senso di vuoto mentale, senso crescente di allarme o pericolo per cui si mettono in atto comportamenti protettivi cognitivi e tutto viene pianificato e immaginato prima ancora che accada, sensazione continua di essere osservati e al centro dell’attenzione altrui, a cui seguono sintomi fisici come tensione, tremore, aumento della sudorazione e della frequenza cardiaca, palpitazioni, vertigini, nausea e dolori addominali, dolore toracico e mancanza di respiro, senso di depersonalizzazione.
- Disturbi alimentari: conosciuti anche come DCA, sono patologie caratterizzate da abitudini alimentari non sane e dall’eccessiva preoccupazione per la forma fisica. Fra i principali troviamo anoressia, bulimia e disturbo da alimentazione incontrollata.

- Fobia sociale: è un disturbo che consiste nella paura di agire di fronte ad altre persone in maniera imbarazzante o umiliante e di ricevere giudizi negativi. Ciò porta chi ne soffre ad evitare le situazioni che potrebbero farlo sentire sbagliato o inadeguato, come ad esempio non esponendosi in luoghi pubblici o facendo parlare qualcuno al posto suo. Spesso si manifestano sudore, rossore, batticuore e si inizia a balbettare, dubitando di non riuscire a ribattere a ciò che viene detto, e questo rende ancora più nervosa la persona in questione, che teme che gli altri possano notarlo e che riconosce la sua ansia come immotivata, il che la fa sentire ancora più sbagliata, tendendo a rimproverarsi. Esistono due tipi di questa fobia, una semplice e l’altra generalizzata: la prima si manifesta solo in determinate occasioni, la seconda pressoché in tutte le situazioni di vita sociale.
- Disturbo antisociale o oppositivo provocatorio: si tratta di un disturbo per cui si tende all’inosservanza delle regole e alla mancanza di rispetto verso gli altri, agendo in maniera impulsiva e aggressiva, mostrandosi indifferenti alla gravità delle proprie azioni, creando perciò solo rapporti interpersonali brevi e di continuo antagonismo. Le emozioni provate da chi ne è affetto sono rabbia, disprezzo, umiliazione, noia e invidia continui, e all’esterno si appare come persone irresponsabili, litigiose e pericolose, frustrate ed eccessivamente sicure di sé. La causa deriva quasi sempre da un situazione famigliare complicata, in cui l’ambiente e le figure educative sono trascuranti e abusanti.
Sono davvero molti i ragazzi che non vivono il periodo dell’adolescenza in maniera serena e in molti casi, se non ci se ne accorge in tempo, si potrebbe sfociare in situazioni estreme come autolesionismo o suicidio, che purtroppo negli ultimi anni sono in continuo aumento. La maggior parte di questi ragazzi non ha la forza di chiedere aiuto, molti neanche sanno di avere un problema, pensano che sia giusto o normale così e vanno avanti, perciò sta a chi è loro vicino cercare di metterli a loro agio nel parlare e trovare un modo per aiutarli. Non trascuriamo mai i segnali anche minimi che ci vengono dati. Iniziamo più spesso a chiedere “come stai?” a chi ci è caro, anche se ci vediamo ogni giorno, perché quando poi succede qualcosa, le parole non dette sono quelle di cui ci si pente di più.

