Liberi di correre

La definizione forse più completa del termine “sport” è quella emanata dal Consiglio d’Europa a Rodi del 1992, cioè: “Qualsiasi forma d’attività fisica che, mediante una partecipazione organizzata o meno, abbia come obiettivo il miglioramento delle condizioni fisiche e psichiche, lo sviluppo delle relazioni sociali e il conseguimento di risultati nel corso di competizioni di tutti i livelli”: 

Durante una fase di trasformazione, quale l’adolescenza, lo sport è molto importante, perché favorisce una crescita cognitiva, emotiva e sociale. Trasmette valori come l’impegno, la costanza, il rispetto delle regole e la tolleranza che aumentano nei giovani la responsabilità, la capacità di socializzare e di pensare in modo costruttivo.

Le nuove tecnologie, che portano a trascorrere da 3 a 4 ore al giorno davanti a tv, computer e smartphone, hanno inciso, con gli anni, nell’abbandono dell’attività fisica da parte degli adolescenti, incorrendo nel rischio di sedentarietà.

Lo scorso anno però, ci siamo tutti trovati in un momento storico molto importante e tragico, che stiamo continuando a vivere e che ci ha obbligato a rimanere nelle nostre case. Questa sedentarietà imposta ha avuto un forte impatto sull’equilibrio psicofisico delle persone.

Gli impianti sportivi sono stati chiusi e l’attività fisica concessa solo nei pressi del proprio domicilio. Ci siamo allenati a casa, scaricando applicazioni per workout, yoga e guardando innumerevoli video su youtube per mantenerci in forma, ma sognavamo di correre, di giocare una partita a tennis o a calcio con gli amici. 

Chiusi in casa per tre mesi, spaventati e confusi da ciò che accadeva al di fuori delle mura delle nostre abitazioni, abbiamo compreso l’enorme opportunità di libertà che offre lo sport. 

Con l’estate abbiamo respirato un po’ più d’aria aperta, sono stati ripresi gli allenamenti agonistici, riaperti alcuni impianti e ci siamo riavvicinati all’attività fisica. 

Giunto settembre, tornati a scuola, bramavamo la normalità del rientro dell’anno precedente, ma con il passare dei giorni i contagi sono aumentati e, insieme alla scuola in presenza, anche lo sport è stato interrotto.

In questa situazione gli unici ragazzi a cui era concessa la frequentazione degli impianti e la possibilità di continuare ad allenarsi erano gli agonisti e questa modalità persiste tutt’ora.

Lo sport è un mezzo per stare bene da un punto di vista fisico ma anche mentale. In questo periodo aiuta a sfogarsi,distrarsi e liberarsi dei mille pensieri causati dalla situazione che ci circonda. 

Il rumore di una pallina da tennis sulla racchetta, di una palla da basket che entra in un canestro, della barca che si infrange sulle onde o di una schiacciata a pallavolo si oppongono al silenzio dei giorni della quarantena, di quella sedentarietà imposta che non dimenticheremo. 

Fissarsi un obiettivo, desiderare di raggiungere gli avversari, di superarli e di vincere. Il sapore amaro della sconfitta, le lacrime dopo un errore e le consolazioni della squadra e dell’allenatore. Tutto questo manca a noi adolescenti, che dopo essere stati mesi nelle nostre camere vogliamo correre, sudare, vincere e perdere. Desideriamo riavere la libertà che ci è stata negata e lo sport è un mezzo per raggiungerla.

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