Prolegomeni al “Gödel, Escher, Bach” di Hofstadter

Douglas R. Hofstadter (1945) è un fisico, informatico, scienziato cognitivo e divulgatore statunitense. Nella sua opera più nota, Gödel, Escher, Bach (1979) si interroga sulla natura della coscienza umana, sull’opportunità di comprendere il pensiero umano attraverso i principi della logica formale e sulle prospettive dell’intelligenza artificiale.

Premessa

Il mio articolo non si propone d’essere un’epitome dell’esordio divulgativo del prof. Hofstadter, quanto piuttosto una semplice bussola minima utile ad orientarsi all’interno dei meandri di un’Eterna Ghirlanda Brillante, così da consentire al lettore di affrontare in autonomia uno dei saggi più originali e interessanti del secolo scorso, e forse anche di quello corrente.

Un’offerta GEB

Tutt’altro che infrequenti sono i lettori che, dopo aver acquistato il Gödel, Escher, Bach (GEB, da ora in poi) di Douglas Hofstadter, incuriositi dall’improbabile accostamento interdisciplinare paventato nel titolo o dal triangolo di Penrose giallo oro che spicca in copertina nell’edizione economica Adelphi, lo abbandonano scoraggiati, non senza un certo imbarazzo, coscienti di non essere riusciti a cogliere il nucleo essenziale del libro nemmeno dopo il quinto capitolo, pur avendo appreso molte interessanti amenità sulla biografia di Bach, i paradossi di Epimenide, gli interessi matematici di Girolamo Saccheri e la filosofia Zen.

In effetti, Hofstadter, prima della metà del libro, accenna soltanto, senza trattarlo approfonditamente, al tema centrale dell’opera, ossia la natura della mente umana e, a mo’ di corollario, le possibilità di sviluppo ed emulazione della stessa all’interno di un calcolatore nell’ambito dell’intelligenza artificiale (IA).

Si vanno dunque a scandagliare alcune questioni fondamentali della filosofia della mente: esiste la coscienza? Se sì, di cosa si tratta? Che cosa si intende per “intelligenza”? Il funzionamento della mente umana è riconducibile a regole formali o meccaniche? Esiste il libero arbitrio?  

Si tratta certamente di un proposito ambizioso, ma il talento di Hofstadter emerge prima di tutto dall’estrema fruibilità del suo testo; certo, si tratta pur sempre di una lettura impegnativa, ma se si ha la pazienza di procedere senza fretta allora non si incontreranno difficoltà nell’afferrare i ragionamenti e i concetti più complessi.

L’importanza dell’interdisciplinarietà

Capita sovente di sentir dire che GEB sia un libro su “matematica, arte e musica”, e che dunque si tratti di una sorta di accozzaglia sconnessa di divagazioni intorno a tali argomenti.

In realtà una simile ingiusta sinossi è proponibile soltanto dal lettore che, intimorito dalle ottocento e passa pagine di paradossi e antinomie, lasciato sgomento dalle ipotassi infinite simili a voragini testuali e stordito dai giochi autoreferenziali sparsi in tutto il testo, preferisce abbandonare l’opera, rinunciando a intenderne anche solo una minima parte.

Lo spirito del libro, che si riflette anche nella sua struttura, è quello di individuare parallelismi e analogie tra gli ambiti più disparati del sapere, e proprio da queste analogie lasciare che emergano gradualmente le tesi centrali del testo, che tuttavia, se si presta attenzione, non vengono mai celate dall’autore, ma sono note sin dall’introduzione (ed è esattamente tale banalissimo dato di fatto a rendere incomprensibile l’alone di mistero che avvolge quest’opera).

In questo contesto, la musica di Bach fa da sfondo, con i famosi dialoghi tra Achille e la Tartaruga che tentano di tradurre in termini dialogico-narrativi gli artifici strumentali del compositore (i musicisti là fuori trarranno senz’ombra di dubbio immensa soddisfazione e divertimento dalla lettura dei suddetti dialoghi); la matematica di Gödel serve da spunto per parlare dei limiti della logica formale e, in un momento successivo, della mente umanal’arte di Escher è, a detta dello stesso autore, la miglior trasposizione grafica dei risultati e dell’essenza dei ragionamenti di Gödel.

Un testo totale

Mi piace adoperare l’espressione “testo totale” per indicare quelle opere che contengono già in sé quanto è necessario a comprenderle.

In quest’accezione, i “testi totali” sono una sorta di monade in sé conchiusa, e al lettore è sufficiente procedere nella lettura per ricavare progressivamente tutto quanto gli sarà utile a intendere l’opera nel suo complesso, senza ricorrere necessariamente ad altri lavori.

GEB in questo senso è un testo totale : Hofstadter non dà per scontata nessuna conoscenza pregressa, ma si preoccupa di fornire al lettore tutti gli strumenti di cui potrebbe aver bisogno. 

Ad esempio, prima di introdurre i teoremi di incompletezza di Gödel, si assicura che il lettore abbia ben compreso i rudimenti della logica formale e del calcolo proposizionale, dedicandovi oltretutto svariati capitoli della prima parte, e mantiene viva l’attenzione e la curiosità proponendo problemi o enigmi da risolvere impiegando le nozioni appena apprese. 

Chiaramente questo approccio (che non esclude affatto riferimenti bibliografici, anzi) permette all’autore lunghe digressioni sugli argomenti più svariati, ma tutti intimamente connessi fra loro. Memorabile il Capitolo VI, che propone un’articolata teoria del significato

Livelli di astrazione, emergenza e autoreferenzialità

Terminata la presentazione della struttura dell’opera, si può passare a scandagliarne le tesi e i nuclei concettuali.

L’intero libro si snoda attorno a tre idee fondamentali: i livelli di astrazione, l’autoreferenzialità e l’emergenza.

I livelli di astrazione saranno qualcosa di ben noto agli informatici. 

Essenzialmente, si tratta di un’idea secondo cui considerando molti elementi per volta piuttosto che le singole entità atomiche sia possibile ottenere qualcosa che non si trovava direttamente in nessuna delle singole entità. Questo fenomeno è detto emergenza, ed è comune a molti campi di studi, dalla fisica alla biologia alla computer science .

Più è alto il livello di astrazione considerato, maggiori saranno gli elementi considerati come entità unitarie. 

In informatica l’esempio tipico che si fa a questo proposito è quello dei linguaggi di programmazione: l’Assembly è un linguaggio di basso livello, in quanto istituisce una corrispondenza biunivoca tra istruzioni testuali e binarie. Il C è un linguaggio di alto livello, poiché sintetizza in una sola istruzione decine o centinaia di direttive dell’Assembly. 

Chiaramente, l’istruzione while non corrisponde ad alcuna istruzione Assembly particolare, ma a gruppi di istruzioni. 

Altro esempio molto famoso, e proposto tra l’altro dallo stesso Hofstadter, è quello del formicaio: nessuna formica è cosciente dell’organizzazione del formicaio, e nessuna formica vi contribuisce in modo determinante. Tuttavia, l’insieme di tutte le formiche che interagiscono tra loro determina poi l’ordine del formicaio, che emerge dal comportamento complessivo del gruppo, ma non dipende dal contributo particolare di alcuno dei componenti singoli.

Ora, l’autore sostiene che sia possibile istituire un isomorfismo, ossia una corrispondenza – altro concetto fondamentale del saggio – tra l’attività di gruppi di neuroni e i pensieri astratti che trattano. 

Un gruppo di neuroni che processa un pensiero particolare viene chiamato simbolo. I simboli sono chiaramente strutture fluide, poiché i pensieri non sono statici, ma si modificano, entrano in relazione tra loro, si espandono ecc… .

È bene ricordare che Hofstadter è un riduttivista, e che dunque la sua teoria dei simboli serve a ricondurre all’attività neuronica quella psicologica, escludendo ogni contributo di un’anima o di una mente separata dal corpo. 

La mente sta al cervello come la digestione sta allo stomaco, si potrebbe dire. 

In quest’ottica, la coscienza è ciò che emerge quando i simboli iniziano a pensare ad altri simboli, ossia quando il pensiero pensa se stesso – ed è in questo che consiste la famosa autoreferenzialità

Seguendo questa linea di pensiero, e in maniera molto spinoziana, l’autore sostiene che il libero arbitrio sia un’impressione prodotta dall’ignoranza delle regole meccaniche che guidano il cervello al suo livello più basso, ossia quello neuronico; e l’ignoranza è dovuta al fatto che la complessità è eccessiva per descrivere il pensiero in termini neuronici, e diventa dunque necessario ricorrere ad un livello d’astrazione superiore. È a questo livello di astrazione superiore che si trova il libero arbitrio, che dunque si configura come una sorta di finzione gnoseologica

La conseguenza immediata di questa teoria è che la mente è meccanizzabile, e che dunque l’intelligenza artificiale – intesa sostanzialmente come emulazione del pensiero umano ad opera di un calcolatore – è possibile.

Hofstadter si dilunga poi in tutta una serie di previsioni circa gli sviluppi dell’informatica, alcuni talmente ingenui da far sorridere il lettore odierno. Ma dobbiamo tenere a mente che si tratta di un libro comparso più di quarant’anni fa – nel 1979 – e che dunque si può essere indulgenti circa questo aspetto.

Conclusioni: un’offerta EGB

Ad ispirare la stesura di questo articolo – che per la sua prolissità ha finito per diventare un breve saggio – è stato il ricordo della sensazione di spaesamento provata tempo fa quando, prima di acquistare GEB, tentavo di trovare informazioni a riguardo, rimanendo sempre deluso da poche frasi di circostanza: «Un libro straordinario!», «Mi ha dato un sacco di spunti», «Non saprei dirti esattamente di cosa parla, ma si tratta di una grande opera!».

Frasi incoraggianti, ma assolutamente vuote, che mi hanno solo fatto procrastinare inutilmente l’incontro con l’opera. 

Volli dunque cimentarmi personalmente nella lettura, e, una volta terminata, carico di entusiasmo, mi misi alla ricerca di articoli critici, magari in italiano, riguardanti l’opera di Hofstadter, rimanendo poi deluso dalla scarsità di materiali a questo riguardo, soprattutto accorgendomi che nessuno, o quasi, si era preso la bega di trattare la struttura del saggio, a mio giudizio interessante quasi quanto il contenuto. 

Spero dunque di aver contribuito, nel mio piccolo, ad avvicinare nuovi lettori a quest’opera, che è riuscita comunque ad essere a suo tempo un best seller, e mi auguro di aver invogliato nuovi lettori ad addentrarsi nelle meravigliose profondità dell’Eterna Ghirlanda Brillante

Bibliografia

Edizione di riferimento

  • Hofstadter, D. R. Gödel, Escher, Bach. Un’eterna ghirlanda brillante. Una fuga metaforica su menti e macchine nello spirito di Lewis Carroll , Milano, Adelphi, 1990, pp. 879

TESti consigliati per approfondire

  • Davis, M. Il calcolatore universale. Da Leibniz a Turing, Milano, Adelphi, 2012, pp. 328
  • Gödel, K. La prova matematica dell’esistenza di Dio, Torino, Bollati Boringhieri, 2006, pp. 123
  • AA. VV. volumi Il cervello; La memoria; La coscienza; Le emozioni della collana Frontiere della scienza, RBA
  • Schrödinger, E. Che cos’è la vita? La cellula vivente dal punto di vista fisico, Milano, Adelphi, 1995, pp. 154

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