Eii, ciao. Scommetto che non sai chi sono. Piacere sono l’insicurezza, sì proprio io.
Sono giorni che rifletto e volevo chiederti scusa. Sì scusa, so di averti reso l’adolescenza impossibile e ciò mi rattrista. Magari detto da me sembra a dir poco incredibile, ma ultimamente mi sono posta una domanda “sarò davvero io la fonte di così tanta tristezza?”. Sono giunta alla conclusione che le cose stanno effettivamente in questo modo.
Nel corso della mia esperienza, ho visto ragazzi della tua età nel tentativo di togliersi la vita perché troppo grassi, o troppo magri, o … insomma perché diversi.
Ebbene sì, tutto ruota attorno a questa parola “la diversità” . Il problema non è tanto l’essere diversi, dopotutto che gusto avrebbe essere uno dei tanti, il problema è “sentirsi diversi”.
Penso che tu sappia già di cosa sto parlando, ci sei passato. Ti ricordi il primo giorno di liceo? Che ansia vero? La paura di non trovare la classe, di doversi prendere l’unico banco rimasto libero. Troppe emozioni.
Poi, andando avanti ti accorgi che il gioco si fa sempre più duro. Inizi a pensare se realmente sei accettato, ti preoccupi per il tuo aspetto fisico, per come appari.
Ed ecco la seconda parola chiave, “l’apparenza”. Chi non si è mai guardato allo specchio pensando “sono brutto”.
Per non parlare dei bulli che non fanno altro che alimentarmi, difronte ai quali ti senti impotente, ma se tu aprissi gli occhi, vedresti che loro hanno più paura di te. La violenza che subisci è alimentata da tristezza, gelosia e a volte anche da me. Non siete così diversi dopotutto. Entrambi vittime delle stesse incertezze.
I bulli cercano di non farle notare, te invece ti nascondi richiudendoti in te stesso fino a scomparire. E cosa fare se non ti riconosci più nemmeno allo specchio? Cosa fare se cammini in mezzo alle macerie di un’insulsa esistenza sulla strada verso il nulla?
I pensieri iniziano a seguirti, non serve cambiare stanza anche se sembrano più grandi di te, anche se adesso fanno parte di te. Cerchi di farti sentire, ma ti rifugi nell’ansia finché l’ansia non parla per te.
Non vedi più nessuna via d’uscita, ti trovi in un vicolo cieco. E piangi … piangi fino ad avere gli occhi gonfi per le troppe lacrime e cerchi una soluzione a tutto questo dolore infinito. Eh sì, so come ci si sente ad avere l’animo pieno di ferite aperte, e so cosa significa gettarci sopra del sale ogni mattina, semplicemente per aver constatato di essere ancora vivi.
Iniziano le sedute dallo psicologo, ma ti accorgi che nemmeno quelle servono a tirarti fuori dalla pozzanghera di tristezza e malinconia in cui nuoti da anni.

Apri gli occhi !
Perchè non trasformare i calci e i pugni che hai preso in amore, dopotutto è da un veleno che nasce un antidoto. No?
La strada giusta la troviamo solo quando ci perdiamo da soli, perché è dagli incubi che nascocono i sogni migliori. Io dico sempre che le cicatrici non sono altro che un’armatura cresciuta col tempo, e che ogni ferita è un passaggio che porta al lato migliore di noi.
E non ti vergognare se ti sei sentito debole, l’uomo diventa forte quando impara ad essere fragile.
Ed è in momenti come questi che hai bisogno di parole, quelle belle che si gridano a squarciagola nella notte, che fanno un eco senza fine.
Ricordati che il peggiore dei finali non cancella mai un inizio. Sei un fiore cresciuto dalle lacrime. Hai sofferto e ora devi sbocciare.
