Se i Simpson ci avevano abituato a superflue ma tremendamente realistiche divagazioni narrative, Adventure Time a sapienti sintesi di surrealismo, distopia e realismo magico, e Rick and Morty ad un sottile file rouge che lega le stranianti ambientazioni lovecraftiane, spesso spunto per lunghe riflessioni esistenziali nichilistiche, in Midnight Gospel fabula e intreccio vengono progressivamente disgregati, lungo un climax ascendente di progressiva dissoluzione narrativa che procede di pari passo con la serie e che culmina nell’ultima puntata con l’annichilimento totale della trama in favore di un puro simbolismo astratto.
Pendleton Ward, il padre del già citato Adventure Time, ha voluto proporre una trasposizione animata del podcast Duncan Trussell Family Hour, mettendo a punto una serie in cui un non meglio precisato essere (probabilmente umano) utilizza un simulatore virtuale per trasportare se stesso in universi alternativi in cui intervistare improbabili personaggi sulle questioni più diverse, dalle droghe leggere all’ontologia buddhista, senza trascurare mindfulness, spiritualità ebraico-cristiana e orientale, rapporto con la morte e la vita, parallelismi tra palingenesi cosmica e ontogenesi biologica, il nichilismo, la metempsicosi e la scrittura creativa.
Di qui la scelta (o necessità?) di adottare la forma del flusso dialogico in luogo di una vera e propria narrazione: i personaggi sono pressoché indifferenti alle allucinate e allucinanti ambientazioni in cui si trovano, tanto da rendere in taluni episodi l’animazione assolutamente superflua, nulla più che una piacevole estetica di fondo di cui godere con la vista periferica mentre si seguono gli intricati fiumi di coscienza condivisa verbalizzati da Clancy (il protagonista) e l’ospite di turno.
E non utilizzo le espressioni “flusso dialogico” o “fiume di coscienza condivisa” a sproposito, poiché la sensazione che si ha guardando Midnight Gospel non è quella di una carrellata ordinata di punti di vista su di un determinato argomento, ma quella di essere trascinati in un lungo pensiero condiviso, che procede per analogie e non per sillogismi, per intuizioni e non per argomentazioni; sensazione che non potrà far altro che suscitare reminiscenze di alcune sequenze discorsive in taluni episodi di quel capolavoro oramai concluso che è Bojack Horseman .
Ora, non volendo essere questo articolo un’apologia di Midnight Gospel, è necessario anche evidenziarne i limiti: come affermato all’inizio, e come fatto notare da altri recensori, in molti casi la connessione tra dialoghi e immagini tende a sfuggire, tanto da rendere queste superflue o addirittura fastidiose; in secondo luogo, la fluidità e naturalezza dei confronti tra i personaggi tendono ad essere difficili da seguire dallo spettatore, che si ritroverà più di una volta spaesato, senza comprendere immediatamente il filo che lega i vari argomenti toccati durante lo scambio.
Nonostante i difetti, Midnight Gospel rimane un prodotto interessante, che raggiunge anche delle vette inaspettate, specialmente nell’ultimo episodio. Non si tratta di un capolavoro, né di una serie che entrerà nella storia, ma di un piacevole viaggio onirico che si dispiega in 8 episodi da consumare tutti d’un fiato come alternativa agli allucinogeni.
Fonti e riferimenti:
- Netflix : https://www.netflix.com/title/80987903?s=a&trkid=13747225&t=cp
- Paolo Armelli su Wired.it : https://www.wired.it/play/televisione/2020/04/20/the-midnight-gospel-serie-animata-recensione/
- Gianmaria Tammaro su Esquire.com : https://www.esquire.com/it/cultura/tv/a32251380/midnight-gospel-netflix/
Tutte le immagini sono state estratte dalla serie dall’autore dell’articolo.
