Non si dovrebbe mai avere così tanto da fare da non avere tempo per la riflessione.
Georg Christoph Lichtenberg
In questo mondo in cui ogni giorno siamo sempre più continuamente bombardati da immagini, notizie, informazioni, abbiamo perso la complicata bellezza dell’annoiarci. Scuola, casa, pranzo, riposino, compiti, sport, cena, notte; lavoro, cucinare, lavoro, palestra, figli, pulire, notte e poi di nuovo tutto da capo, giorno dopo giorno, ci sembra di non avere un secondo per fermarci, un attimo per annoiarci, un istante per pensare. Davvero non ci sono più i minuti morti? Davvero non abbiamo più un momento per fermarci e non fare niente? Chi ci sta rubando il tempo? Noi stessi. Il tempo ce lo rubiamo da soli, ogni volta che nell’intervallo fra un’azione e un’altra invece di sederci, chiudere gli occhi e riflettere, prendiamo il telefono in mano, scorriamo le notizie senza neanche farci troppo caso, guardiamo le foto e mettiamo un ‘’mi piace’’ automatico, accendiamo e spegniamo lo schermo per vedere che ore sono e intanto il tempo passa e puntualmente tutte le sere andiamo a dormire con la finta convinzione che anche oggi abbiamo lavorato e basta.
Ed ecco che dal nulla, nel gennaio 2020, viene a farci visita un amico indesiderato, conosciuto come coronavirus, che si è impossessato delle pagine sui nostri telefoni, dei nostri televisori, dei giornali, delle radio e ci costringe alla clausura quasi totale. Proprio ora che siamo rinchiusi in casa cominciano a mancarci le piccole cose che prima davamo per scontate, ora che siamo pieni di tempo morto, rivorremmo indietro le nostre vite, le nostre abitudini, le nostre giornate piene di lavoro che non ci hanno lasciato un attimo per pensare (o così credevamo), cominciamo a riflettere per tutte le volte che abbiamo preferito evitarlo, forse anche per non scoprire cose che ci fanno paura. Per anni, quasi, abbiamo dato per scontati uscire il sabato sera, le risate in pullman con gli amici, le soddisfazioni di ciò che ci piace fare, un sorriso, un grazie, un abbraccio, ma adesso siamo stati obbligati ad aprire gli occhi e ad ammetterlo e la clausura è diventata quasi un eremitismo, l’isolamento dalla società che ci fa meditare sulle nostre vite.
Quest’epidemia che odora di morte, terrore, solitudine, allo stesso modo ci riporta alla magnificenza e alla grandezza della vita, all’amore per le cose belle e della compagnia che noi occidentali, ormai non toccati da un po’ da un nemico così temibile, ci stavamo scordando: persone che cantano affacciate alle finestre, bandiere appese ai balconi, medici che ci aiutano da tutto il mondo, nazioni che esprimono parole di dolore e di vicinanza, credevamo di essere così uniti? Certo se tutto questo non fosse accaduto sarebbe stato decisamente meglio, ma è successo e approfittandone ci siamo finalmente riappropriati di valori che avevamo smarrito. Quando torneremo alla normalità, perché ci torneremo presto o tardi, non scordiamoci di quello che abbiamo imparato, ricordiamoci di ritagliarci un attimo per pensare, per apprezzare lo splendore nei piccoli gesti e l’importanza dei legami che ci uniscono.

Buona quarantena e… restiamo a casa!
